Imprese alle prese con la Pec: triste storia di ordinaria burocrazia

 

Da sempre sosteniamo che la PEC sia per le imprese un’opportunità e un comodo ed economico strumento per rendere tracciabili e sicure alcune comunicazioni importanti. Perché porti dei frutti, però, lo strumento PEC deve essere utilizzato in maniera adeguata, con una certa comprensione dei suoi risvolti e responsabilità.

 

In caso contrario può esserci un rovescio della medaglia piuttosto pericoloso e costoso,
come successo tempo fa ad un piccolo imprenditore fiorentino,
che si è visto addirittura togliere la licenza commerciale per un mal-uso della pec.

 

L’accaduto: piccolo imprenditore, titolare di un banco di fiori in piazza centrale di Firenze, ottemperando diligentemente alla norma che impone l’obbligo di pec alle imprese individuali, provvede ad attivare il proprio indirizzo email certificato e lo comunica alla Camera di Commercio (deposito PEC). Fin qui tutto bene, se non che si dimentica di avere la Pec, forse considerandolo solo un ulteriore odioso balzello, o forse perché non avvezzo all’uso di questi strumenti, insomma

la deposita ma poi non la legge!

E non legge quindi la notifica via pec che la pubblica amministrazione gli invia, comunicando l’importo della tassa per l’occupazione di suolo pubblico. E così per i successivi solleciti, fino all’ultimo atto, il ritiro della licenza.

 

Questo perché il deposito della Pec presso il Registro Imprese trasforma quell’indirizzo email PEC in un DOMICILIO ELETTRONICO, così che le comunicazioni importanti tra la Camera di Commercio ed organi ad essa collegati, non arriveranno più via posta, su carta, ma esclusivamente via PEC.

Un caso esemplare, di come uno strumento, se mal gestito o malamente usato, può essere enormemente dannoso.

 

Avere la Pec secondo le norme, non basta,
bisogna leggerla con regolarità.